The Box #1

1967 – New Orleans

“Non saresti finito bene, lo sapevi.”

“Da molto tempo.”

La scatola stava lì, immobile, chiusa; sul tavolino metallico stavano ancora i resti della colazione, le briciole del croissant, le macchie del caffè; gli sguardi dei due uomini erano tremendamente vacui, parevano non vedersi o meglio, vedersi attraverso, scrutarsi.

“Sapevo sarebbe giunto questo giorno, ma non lo temevo e continuo a non averne paura. Sai che non va aperta, per nessun motivo…”

“Io ti rispetto Wilhelm, ma tu sei vecchio, senza offesa: hai vissuto un’intera vita custodendo una scatola che potrebbe nel migliore dei casi contenere una vecchia bottiglia di vino, divenuto aceto ormai. Non costringermi a farti del male, non lo sopporterei, mi disonorerebbe agli occhi di mio padre.”

Qualcosa negli occhi dell’altro parve muoversi, una fiamma guizzò nel deserto di quegli occhi azzurri. Le parole si fecero strada, incuranti degli occhi inumiditi del vecchio: “Sai George, io e tuo padre ci siamo rincorsi attraverso due guerre, abbiamo combattuto nella stessa trincea, gettato il volto nello stesso putridume, i proiettili fischiavano sulle nostre teste; i tedeschi ci avrebbero sicuramente uccisi se non fosse stato per la scaltrezza di Bob…”

“Non rendiamo tutto più difficile, te ne prego. Zio…” interruppe George distraendo i suoi occhi altrettanto lucidi dall’uomo.

“Promettimi che Loro non l’avranno, che la distruggerai piuttosto, non lasciargliela aprire!”

“Smettila! Sei ridicolo! Credi sul serio a tutte quelle cazzate?! Mio padre è stato un inetto, non ha mai veramente voluto prenderla; mio padre ti ha protetto per quarant’anni, macchiando di disonore il nome della mia famiglia. Prenderò la Scatola, la aprirò. Non finirà in mano a voi comunisti!”

Lo sguardo di Wilhelm si abbassò, le mani sondarono la tasca del cappotto e ne trassero un blister pieno a metà di piccole pasticche: con fare abitudinario in pochi secondi una di queste fu ingurgitata. Il vecchio allora tornò a fissare fieramente l’avversario: “In questi anni ho sentito le più grandi leggende, le più grandi bugie, le più grandi mistificazioni circa la Scatola: alcuni le riservano poteri sovrannaturali; altri affermano che essa contenga un’antica reliquia, il Graal o giù di lì; taluni vagheggiano di doni extraterrestri, marziani verdi che portano la conoscenza; altri parlano di macchine del tempo, macchine della verità, oracoli tecnologici, arche dell’Alleanza, modellini in scala delle Sette Meraviglie. Ti posso solo dire che in quarantatre anni non mi sono mai posto alcun dubbio: la Scatola ti cambia la vita, per sempre, e sta a te solo decidere se in meglio o in peggio. Figliolo, queste storie che vi propinano, questi comunisti, non esistono! Sono menzogne, Loro vogliono la Scatola, qualsiasi cosa ti abbiano detto…”

Il ragazzo estrasse l’arma automatica e tolse la sicura puntandola vistosamente verso l’anziano. Gli avventori del locale, accortisi del fatto si alzarono e vi fu un fuggi fuggi generale: soli, i due uomini si scontravano in quell’arena metropolitana colma del solo aroma di caffè. Wilhelm si accese allora una sigaretta, il tabacco sfrigolava tra le labbra segnate dal tempo, quella era la faccia di un uomo che non temeva la propria morte, forse anzi la desiderava. Il duello correva sul filo dello sguardo: il volto del giovane, imperlato di sudore, lasciava trasparire una certa agitazione, contrariamente all’espressione dell’altro viso, incartapecorito, rugoso, sereno, fermo, inamovibile. Fu allora che gli sparò, in piena fronte, quando fu sicuro di vedere serenità in quel volto.

Un tonfo sordo dovuto al silenziatore, non un verso, non un urlo, non un gemito.

Parts 806

 Macchie di sangue si mescolarono con altra sporcizia che aveva nel tempo intaccato la Scatola. Stava ancora lì, a meno di un metro di distanza dalla sua mano, eppure George non trovava la forza di impossessarsene, si rese conto di essere il primo dopo anni che era riuscito a prenderla, ora l’avrebbe aperta, avrebbe svelato il suo segreto. Allungo piano il braccio e scostò le braccia del cadavere, poggiate vicino alla scatola, trasalì nel vedere le pupille vuote di quello che era stato suo zio. La sollevò e la soppesò, si scoprì a non averne mai immaginato il peso in tutti quegli anni. Si risvegliò come da un torpore all’udire in lontananza le sirene. Scappò fuori dal locale, la Scatola sotto il braccio.

Quando il cecchino lo colpì, aveva percorso poco meno di cinquanta metri. Udì solo il rumore, una frazione di secondo dopo che le sue cervella furono sparse sul selciato ribollente nell’afosa mattinata.

 

Scritto e redatto da Dixan

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